Prostatite cura

Principale cura e trattamento della prostatite

Il trattamento della prostatite batterica (acuta e cronica) si basa sulla somministrazione di antibiotici. Anche se la causa batterica è riconoscibile solo nel 5-10% dei casi di prostatite, gli antibiotici sono erroneamente i farmaci più impiegati dagli urologi.

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Gli antibiotici più comunemente utilizzati sono quelli appartenenti alla classe dei fluorochinolinci (ciprofloxacina, levofloxacina, ofloxacina) somministrati oralmente. I fluorochinolinici vengono preferiti per la loro migliore penetrazione all’ interno della prostata. La durata ottimale della terapia antibiotica è controversa ma nella maggior parte dei casi questi farmaci vengono somministrati per 2-4 settimane.

Altri antibiotici utilizzati sono il cotrimossazolo, l’ampicillina, l’amoxicillina, la gentamicina e le cefalosporine. Nella prostatite batterica acuta viene prediletta inizialmente la somministrazione endovena quale terapia d’attacco a cui fa seguito la somministrazione orale per il mantenimento.

L’efficacia della terapia antibiotica nei casi di prostatite abatterica (tipo III) è molto controversa e sembra maggiormente legata ad un effetto placebo e ad un blando effetto antinfiammatorio posseduto da alcuni chinolonici. Tuttavia, nell’ambito della comunità urologica vi è stato un pesante abuso di antibiotici anche nei casi di prostatite di non provata causa batterica. Tale abuso oggigiorno è stato abbandonato per il pericolo di selezionare germi pluriresistenti. Inoltre gli antibiotici possono causare effetti collaterale quali diarrea, vertigini, emicrania, nausea, dolore allo stomaco e vomito.

Altri farmaci impiegati per la cura della prostatite sono gli alfa litici. Questi farmaci, a cui appartengono la tamsulosina, l’alfuzosina, la terazosina e la più recente silodosina, vengono somministrati nel tentativo di migliorare i sintomi urinari avvertiti da molti pazienti affetti da prostatite. Difatti, il meccanismo farmacologico degli alfa litici consiste nel rilassamento della muscolatura liscia del collo vescicale e della prostata. Tale meccanismo determina un miglioramento del flusso urinario tanto che gli alfa litici sono farmaci largamente utilizzati per il trattamento dell’ipertrofia prostatica. Tuttavia, l’impiego di questa classe di farmaci per la cura della prostatite, seppur piuttosto diffuso nella pratica clinica, è controverso per il fatto che vari studi prospettici-randomizzati che hanno valutato un considerevole numero di pazienti non sono stati in grado di dimostrarne l’efficacia in maniera statisticamente significativa.

I farmaci antinfiammatori trovano un largo impiego nella terapia della prostatite. Il trattamento antiinfiammatorio è difatti considerato il più razionale del momento che la causa principale della prostatite è proprio un processo infiammatorio che determina un aumento nel tessuto prostatico sia di cellule infiammatorie che di mediatori dell’infiammazione.

Gli antinfiammatorii più comunemente usati sono i non steroidei (FANS) quali la nimesulide, l’ibuprofene, il naprossene, il ketoprofene e gli inibitori delle COX (rofecoxib e colecoxib). Tali farmaci possono essere somministrati sia per via orale (capsule o bustine) che di supposte. Gli antinfiammatori non steroidei sono preferiti ai cortisonici per la migliore tollerabilità e la minore incidenza di effetti collaterali.

Vari studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia degli antinfiammatori nella terapia della prostatite. In alcuni studi è stata valutata anche l’efficacia dei miorilassanti, il cui impiego può risultare razionale laddove vi è una contrattura ed un ipertono della muscolatura pelvica.

Gli inibitori delle 5 alfa reduttasi (dutasteride e finasteride) non sono indicati per il trattamento della prostatite, fatto salvo nei casi in cui è associata una ipertrofia prostatica. Il massaggio prostatico è stato per anni un caposaldo della cura della terapia. Il razionale di questa procedura è quello di migliorare l’espulsione del secreto prostatico e risolvere l’occlusione dei dotti ghiandolari.  Esortare il paziente ad avere eiaculazioni frequenti può essere considerata una alternativa al massaggio prostatico. Laddove vi è una contrattura della muscolatura possono essere consigliabili una serie di terapie fisiche e fisioterapiche volte al rilassamento. Vengono impiegati in tal senso trattamenti quali l’agopuntura, il biofeedback, le onde d’ urto, la neuromodulazone, la fisioterapia ed il massaggio del pavimento pelvico. Tuttavia, sfortunatamente, vi sono pochi fisioterapisti e/o manipolatori che posseggono esperienza in questo campo ed i benefici di queste terapie sono di breve durata. Nei casi di intrappolamento del nervo pudendo nel canale di Alcock è stato proposto anche il trattamento chirurgico che si prefigge lo scopo di sciogliere le aderenze muscolari che provocano la compressione di questo nervo. Alcuni autori hanno proposto in particolare l’approccio laparoscopico.

Un momento fondamentale della terapia e della prevenzione della prostatite è la modifica della dieta e dello stile di vita. Difatti, nella maggior parte dei casi, la prostatite, soprattutto la sua forma più comune, il tipo non batterico, è causata da un evento scatenante che provoca un processo infiammatorio. Tale evento scatenante (noxa patogena) è spesso da ricercare nell’ ambito della dieta, nello stile di vita e/o nelle abitudini sessuali del paziente.

Un esperto uro-andrologo, grazie ad un meticoloso approccio clinico e ad una precisa anamnesi, è in grado di riconoscere i fattori potenzialmente causa di una prostatite e consigliare di adottare delle modifiche allo stile di vita.

Un esperto uro-andrologo potrà pertanto consigliarvi di abolire e/o limitare il consumo di alcuni cibi o bevande che possono avere un effetto irritante di tipo chimico sull’epitelio di rivestimento della vescica e della prostata (alcolici, caffè, birra, cibi piccanti, bibite gasate etc.).

Altro aspetto fondamentale è invitare il paziente ad astenersi dal praticare attività che possono causare una contrattura della muscolatura pelvica e perineale: il coito interrotto, cercare di ritardare l’eiaculazione, i traumatismi pelvici, sport quali il ciclismo, il motociclismo e l’equitazione.

In uno studio prospettico randomizzato condotto dal Dr. Luigi Gallo e, pubblicato su una importante rivista urologica internazionale, è stato dimostrato che, un corretto stile di vita, caratterizzato dalla limitazione dei fattori di rischio potenzialmente causa di prostatite associato ad una terapia antinfiammatoria, si è dimostrato estremamente efficace per la risoluzione dei sintomi della prostatite abatterica (dolore pelvico cronico).

Se vuoi leggere l’articolo relativo allo studio del Dr. Luigi Gallo clicca qui