Prostatite diagnosi

Diagnosi di una prostatite

La diagnosi di una prostatite si basa essenzialmente sull’anamnesi e sulla valutazione dei sintomi tipici di questa patologia direttamente riferiti dal paziente. Esistono dei questionari validati in letteratura e tradotti in molte lingue che permettono di investigare tutti i tipi di sintomi causati da una prostatite/dolore pelvico cronico.

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Tra questi, quello più utilizzato è il NIH-CPSI (National Institutes of Health – Chronic Prostatits Symptom Index). Questo questionario valuta le tre aree sintomatologiche principali su cui impatta la prostatite:

  1. dolore
  2. disturbi urinari
  3. qualità di vita

L’ NIH-CPSI presenta altresì il vantaggio di quantificare la gravità della patologia trasformando i sintomi in un punteggio che può variare da zero (assenza di sintomi) ad un massimo di 43 (massima gravità dei sintomi). Per questo motivo viene utilizzato in quasi tutti gli studi scientifici che valutano questa patologia. Puoi scaricare la versione italiana del questionario NIH-CPPS cliccando qui

L’esame obiettivo è un momento fondamentale sia per la diagnosi di questa patologia che per l’impostazione di una corretta strategia terapeutica; la valutazione fisica, inoltre, deve incentrarsi non solo sulla palpazione della prostata, ma anche sulla valutazione dei piani muscolari e fasciali.

Nella prostatite batterica acuta tipicamente il paziente si presenta alla osservazione medica in stato di febbre, tachicardia e ipotensione. Generalmente viene riferito un dolore soprapubico ed è possibile rilevare uno stato di ritenzione urinaria acuta. Lo spasmo dei muscoli perineali e dello sfintere anale rendono difficile l’esecuzione di una esplorazione rettale e la prostata si presenta alla palpazione congestionata, dolente e calda. In questo tipo di prostatite è sconsigliabile eseguire un massaggio prostatico per il pericolo di diffusione batterica.

L’esame obiettivo del paziente con prostatite cronica, sia di tipo batterico che non batterico, è prevalentemente incentrato sulla ricerca dei punti dolenti che possono essere localizzati ai genitali esterni, al perineo, al coccige ed allo sfintere anale. Il riscontro di una contrattura della muscolatura del pavimento pelvico e dei piani miofasciali è particolarmente utile per una corretta impostazione terapeutica. La prostata può presentarsi alla palpazione di dimensioni aumentate, congesta e dolente. In alcuni casi di prostatite cronica, soprattutto quando la sintomatologia dipende da una patologia mio-fasciale, la prostata non presenta alla palpazione alcun carattere patologico.

Gli esami di laboratorio sono importanti soprattutto per la diagnosi di una prostatite batterica. Nella prostatite batterica acuta l’unico esame da svolgere è una urino coltura, intesa come valutazione del mitto urinario intermedio. Questo esame tipicamente rileva la presenza di globuli bianchi e di batteri nelle urine. L’antibiogramma è un esame fondamentale per selezionare l’antibiotico a cui è più sensibile il batterio responsabile dell’infezione prostatica.

Di fondamentale importanza per la diagnosi di laboratorio di una prostatite è stata l’introduzione nel 1968, da parte degli urologi americani Meares e Stamey, del test dei 4 bicchieri. Questo test si prefigge lo scopo di identificare la sede della infiammazione/infezione (uretrale, vescicale o prostatica) nei pazienti affetti da prostatite cronica ed è stato un caposaldo diagnostico per almeno 30 anni. Questo test analizza quattro campioni:

  1. campione uretrale (VB1): il primo mitto urinario (10 ml circa);
  2. campione vescicale (VB2): il mitto urinario intermedio;
  3. secreto prostatico indotto (EPS): la secrezione di liquido prostatico indotta dall’ urologo eseguendo un massaggio prostatico (delicata spremitura della prostata praticata con il dito indice tramite l’introduzione rettale);
  4. mitto urinario successivo al massaggio prostatico (VB3): questo campione è costituito dai primi 10 ml di urina espulsa dopo massaggio prostatico ed include l’ EPS residuato nell’ uretra prostatica.

Questi 4 campioni vengono inviati tutti insieme al laboratorio, che ha il compito di esaminarli attentamente per valutare la presenza eventuale di leucociti, macrofagi, globuli rossi, batteri e miceti. Questo test, se eseguito correttamente, ha la capacità di diagnosticare una infiammazione e/o infezione della vescica (cistite), dell’uretra (uretrite) e della prostata (prostatite). Pur essendo affidabile, questo esame di laboratorio non viene utilizzato da tutti gli uro-andrologi perché considerato troppo complesso, dispendioso ed indaginoso.

L’ ecografia trans rettale è una eccellente procedura diagnostica per la valutazione delle malattie della prostata. Vi sono vari reperti ecografici riscontrabili in casi di prostatite: disomogeneità strutturale, ectasia del plesso venoso anteriore alla prostata, dilatazione delle vescicole seminali, ispessimento dei setti intraghiandolari, presenta di calcoli e calcificazioni, cisti e dilatazioni dei dotti e degli acini ghiandolari, presenza di un ascesso. Inoltre, un aumento della vascolarizzazione prostatica, visibile nella modalità color- e power-doppler, è spia di un processo infiammatorio acuto in atto.

In alcuni casi particolari possono essere indicati anche esami uro dinamici ed endoscopici, soprattutto se si sospettano patologie concomitanti.

Una cistoscopia può essere eseguita in casi di sangue nelle urine.

Una uroflussometria, eventualmente seguita da una cistoscopia, viene indicata quando si sospetta una ostruzione del flusso urinario, come nella stenosi del collo vescicale secondaria ad una prostatite cronica.

Uno studio pressione-flusso, indicato in casi molto selezionati, può rilevare alcune condizioni particolari quali un aumento della contrattilità vescicale, una dissinergia sfintero-detrusoriale o un’anomala contrazione della muscolatura pelvica.