Prostata ingrossata

Descrizione
Incidenza e prevalenza
Cause
Sintomi
Diagnosi
Esplorazione digito-rettale (EDR)
IPSS
PSA
Ecografia Transrettale
Esami urodinamici
Terapia
Osservazione semplice
Farmaci convenzionali
Trattamenti chirurgici
Turp
Vaporizzazione laser della prostata (PVP)

Descrizione (torna su)

La prostata è una ghiandola annessa all’ apparato gentile maschile formata da due lobi delimitati da un solco mediano. Ha la forma di una castagna e si trova nella pelvi maschile, sotto la vescica e davanti al retto. È delimitata da una capsula di tessuto fibroso ed è attraversata dall’ uretra, il condotto che trasporta l’urina e lo sperma. Le cellule prostatiche producono l’antigene specifico della prostata, meglio noto come PSA.

Se soffri di disturbi urinari causati da una eventuale patologia prostatica ti consigliamo di compilare questo semplice questionario che potrai scaricare cliccando qui. Stampalo, compilalo in maniera onesta e sincera ed esibiscilo al tuo urologo di riferimento insieme al valore del PSA. Il tuo urologo sarà sicuramente in grado di identificare la causa dei tuoi disturbi e prescriverti la terapia più appropriata.

La prostata ingrossata è causata da una malattia denominata IPB (Ipertrofia prostatica benigna). Per effetto dell’ipertrofia prostatica benigna le cellule prostatiche aumentano di numero determinando un aumento di volume della prostata. Per la verità il termine “ipertrofia prostatica benigna” non è corretto, dal momento che essendo l’ingrandimento dell’organo dovuto dall’aumento del numero e non del volume delle cellule sarebbe più appropriato il termine “iperplasia prostatica benigna”. Tuttavia, il termine ipertrofia prostatica benigna è di gran lunga più frequentemente utilizzato.

Le cause della prostata ingrossata sono di natura ormonale. La storia naturale dell’ipertrofia prostatica benigna è la progressione spontanea: una volta che la prostata inizia ad ingrandirsi, l’ingrossamento è continuo a meno che non si instauri per tempo una corretta terapia medica. La porzione della prostata che si ingrandisce viene definita “adenoma”.

L’adenoma si forma proprio nella zona centrale della ghiandola, a stretto contatto con l’uretra. In alcun casi si ingrandiscono i due lobi laterali della prostata. In altri casi invece si forma un terzo lobo centrale, denominato “lobo medio” che protrude verso la vescica. Nei casi più avanzati di prostata ingrossata si riscontra sia un ingrossamento dei lobi laterali che la presenza di un lobo medio.

Ipertrofia prostatica
Questa immagine raffigura varie modalità in cui può presentarsi l’ingrossamento della prostata.
A: ipertrofia prostatica caratterizzata dall’ ingrossamento del lobo medio che protrude in vescica.
B: prostata ipertrofica per aumento di volume dei lobi laterali.
C: Grave caso di ipertrofia prostatica in cui vi è sia l’ingrossamento dei lobi laterali che la formazione del lobo medio. D: prostata normale

 

La presenza del tessuto prostatico ipertrofico ed adenomatoso comprime l’uretra causando un ostacolo meccanico al deflusso dell’urina.

Questa situazione comporta una sofferenza per la vescica che risponde con dei meccanismi di adattamento: il muscolo che determina la contrattilità vescicale si ipertrofizza (aumenta di volume) e si contrae in maniera anomala. Nei casi più gravi la parete vescicale si sfianca dando luogo a dei diverticoli (estroflessioni).

Alcune volte queste modifiche della vescica sono irreversibili e persistono anche dopo l’esecuzione di un corretto trattamento chirurgico. Per tale motivo è raccomandabile rivolgersi tempestivamente ad un esperto urologo al fine di prevenire l’instaurarsi di pericolose complicanze.

Incidenza e prevalenza (torna su)

L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia dipendente dall’invecchiamento: quasi tutti gli uomini con età superiore ai 50 anni hanno una prostata ingrossata. In alcun uomini la prostata inizia già ad ingrossarsi attorno ai 40 anni. Più del 50% degli uomini sopra l’età di 60 anni soffre di prostata ingrossata e questa incidenza sale addirittura al 90% nella fascia di età superiore ai 70 anni.

Cause (torna su)

La causa della ipertrofia prostatica benigna non è del tutto definita. Secondo le teorie più accreditate la prostata ingrossata dipende da fattori ormonali dovuti all’ invecchiamento. In particolare l’ormone che gioca un ruolo chiave nell’ eziologia dell’ipertrofia prostatica è il Diidrotestosterone (DHT), un derivato del testosterone.

L’azione continua nel tempo di questo ormone è uno dei principali fattori che determina la prostata ingrossata.

Prostata sintomi(torna su)

I sintomi più comuni dell’ipertrofia prostatica benigna sono i seguenti:

  • Urinare sangue (ematuria)
  • Sgocciolamento post-minzionale
  • Sensazione di non aver completamente svuotato la vescica dopo aver urinato
  • Urinare in maniera frequente (pollachiuria) soprattutto la notte (nicturia)
  • Flusso di urina debole, lento e/o intermittente
  • Perdita di urina involontaria (incontinenza dovuta all’ eccessivo riempimento della vescica che non si riesce a svuotare)
  • Premersi con la pancia per cominciare ad urinare
  • Stimolo urgente di urinare ricorrente e/o improvviso

Il sintomo della prostata ingrossata più grave è la ritenzione urinaria acuta che consiste nella assoluta impossibilità ad urinare dovuta alla completa ostruzione prostatica. Questa condizione costituisce una emergenza che deve essere risolta tempestivamente tramite l’introduzione di un catetere in vescica.

I fattori che possono determinare una ritenzione acuta sono: non urinare da molto tempo, eccessivo consumo di alcolici, astinenza sessuale, il freddo, assunzione di farmaci decongestionanti per il raffreddore, antistaminici o altri tipi di medicinali (per esempio, Ipatropio bromuro, salbuterolo, epinefrina).

Questi fattori possono determinare il mancato rilassamento dello sfintere urinario, condizione che impedisce la fuoriuscita dell’urina dalla vescica. La ritenzione urinaria acuta è causa di un dolore lancinante.

Diagnosi (torna su)

La diagnosi dell’ipertrofia prostatica benigna si basa su anamnesi (storia clinica del paziente), esame obiettivo e valutazione dei sintomi. Il momento fondamentale dell’esame obiettivo è l’esplorazione digito-rettale (EDR): la palpazione della prostata attraverso il retto. Tuttavia, sebbene erroneamente omesso da alcuni medici, anche l’esame del pene è molto importante dal momento che patologie come la fimosi o la stenosi dell’uretra possono causare gli stessi sintomi di una prostata ingrossata.

La valutazione dei sintomi della prostata ingrossata viene spesso eseguita tramite l’utilizzo di specifici questionari validati da studi scientifici: di questi, quello più utilizzato è l’IPSS (International Prostatic Symptoms score).

Esplorazione digito-rettale (torna su)

L’esplorazione rettale è un esame semplice e rapido per valutare le condizioni della prostata. Tramite l’introduzione nel retto del paziente del dito indice coperto da un guanto e lubrificato, l’urologo riesce a valutare le caratteristiche della prostata ingrossata (volume, superficie, forma, consistenza). La prostata sana ha una consistenza molle, come la zona della mano tra palmo ed il pollice.

Un tumore prostatico è duro, asimmetrico e, nei casi avanzati, di consistenza simile alla pietra. Se all’esplorazione rettale si sospetta la presenza di un tumore, si pone l’indicazione all’esecuzione di esami diagnostici supplementari come la biopsia prostatica.

Prostata ingrossata
Esplorazione digito-rettale

IPSS (International Prostatic Symptoms Score) (torna su)

L’ IPSS, il Punteggio Internazionale di Sintomo della Prostata,  è un questionario validato molto utile per quantificare in maniera obiettiva la gravità dei sintomi urinari. Il paziente deve rispondere a sette quesiti che esplorano la presenza dei comuni sintomi causati dall’ipertrofia prostatica benigna.

La frequenza con cui il paziente lamenta un determinato sintomo è valutata su una scala da 1 a 5. Dalla compilazione del questionario si estrapola un punteggio che valuta l’entità della IPB (Ipertrofia prostatica benigna): da 0 e 7 ipertrofia prostatica lieve, tra 8 e 19 moderata e tra 20 e 35 ipertrofia prostatica benigna grave. Se vuoi, cliccando qui, puoi scaricare e compilare il questionario IPSS.

PSA (antigene specifico della prostata)  (torna su)

Il dosaggio ematico dei livelli del PSA (antigene specifico della prostata) in un paziente affetto da ipertrofia prostatica benigna è utile all’urologo al fine di escludere la presenza di un eventuale tumore della prostata. Il PSA è un enzima prodotto dalle cellule della prostata che svolge la funzione di scindere dei legami chimici nel liquido seminale ed ha un importante ruolo per la fertilità maschile.

Il PSA (antigene specifico della prostata) è prodotto solo dalla prostata ed il suo aumento nel sangue indica inequivocabilmente la presenza di una patologia della prostata. Tuttavia, il PSA si eleva indistintamente in tutte le malattie prostatiche: IPB (Ipertrofia prostatica benigna), prostatite e cancro della prostata. Pertanto, non è possibile fare una diagnosi precisa della patologia di fondo che ha determinato l’aumento del PSA.

Il livello del PSA inoltre è determinato in parte dalle dimensioni prostatiche. Il PSA viene dosato nel sangue in nanogrammi per millilitro (ng/mL). Un valore di PSA inferiore ai 4 ng/mL è considerato normale, un valore tra 4 e 10 ng/mL è considerato sospetto per la presenza di un tumore maligno, tra 10 e 35 molto sospetto.

I due terzi degli uomini con un valore di PSA compreso tra 4 e 10 non sono affetti da un tumore alla prostata, tuttavia esistono anche casi di tumori prostatici che vengono diagnosticati con livelli di PSA inferiori a 4 ng/ml. Valori di PSA molto alti indicano con buone probabilità la presenza di un tumore.

Da quanto scritto si comprende facilmente che la valutazione del solo valore del PSA non è attendibile al 100%. Per questo, quando il livello di PSA è elevato, è necessaria una biopsia della prostata per confermare od escludere il sospetto di tumore della prostata. Per aumentare la specificità del PSA è possibile utilizzare i suoi derivati quali il rapporto tra il PSA libero ed il totale.

Il PSA (antigene specifico della prostata) circola nel sangue in due forme differenti: libero o legato alle proteine del sangue. Il PSA totale è la somma di entrambe queste forme mentre il PSA libero è relativo solo alla quota non legata alle proteine. Alcuni studi hanno dimostrato che le cellule prostatiche maligne producono PSA in forma legata alle proteine: quindi, una bassa percentuale di PSA libero rispetto al PSA totale è sospetta per un tumore alla prostata, mentre un’alta percentuale di PSA libero rispetto al PSA totale fa propendere per una ipertrofia prostatica.

Il valore del rapporto tra il PSA libero ed il totale che viene solitamente considerato nella norma nella pratica clinica è superiore al 20%. Tuttavia non è infrequente diagnosticare un tumore della prostata con valori di questo rapporto superiori al 20% oppure avere un riscontro di infiammazione della prostata per valori inferiori. Pertanto, anche il rapporto tra il PSA libero e totale non è un parametro attendibile al 100% ma rappresenta comunque un utile strumento nelle mani di un esperto urologo per diagnosticare una malattia della prostata.

Altri derivati del PSA (antigene specifico della prostata) sono la “PSA velocity” che misura la velocità con cui cresce il PSA nel tempo e la “PSA density” che rappresenta il rapporto tra valore del PSA e volume della prostata misurata all’ecografia.

Ecografia transrettale (torna su)

L’ecografo è un dispositivo medicale che riesce a ricostruire l’immagine dalle strutture interne del nostro corpo utilizzando onde sonore ad alta frequenza. L’ecografia transrettale (Eco-TR) viene praticata tramite una specifica sonda endocavitaria di forma cilindrica che viene introdotta nel retto del paziente per fornire immagini della prostata e degli organi circostanti.

Questo esame si rivela particolarmente utile per la diagnosi delle patologie prostatiche quali ipertrofia prostatica benigna, tumore e prostatite. In particolare la ecografia trans rettale fornisce informazioni circa il volume della prostata, la forma ed il tipo di crescita della ghiandola in caso di ipertrofia prostatica benigna: questi dettagli sono di fondamentale importanza per l’urologo al fine della scelta del miglior trattamento per il paziente.

Inoltre, tramite una ecografia trans rettale è possibile praticare un biopsia prostatica eco guidata, esame fondamentale per la diagnosi del tumore alla prostata.

Ipertrofia prostatica benigna
Immagini di una ecografia transrettale di ipertrofia prostatica benigna. Nella scansione longitudinale a
sinistra si apprezza la protrusione endovescicale del terzo lobo. Nella scansione trasversale a destra si
visualizzano i due lobi laterali che comprimono l’uretra. Immagini di una ecografia transrettale di
ipertrofia prostatica benigna. Nella scansione longitudinale a sinistra si apprezza la protrusione
endovescicale del terzo lobo. Nella scansione trasversale a destra si visualizzano i due lobi laterali che
comprimono l’uretra.

Esami urodinamici (torna su)

L’esame urodinamico, è una indagine diagnostica ambulatoriale che serve per valutare il volume e la pressione dell’urina all’interno della vescica e per misurare il flusso di urina. Questo esame è di particolare utilità per la diagnosi di una alterata funzionalità dello sfintere urinario e di una eventuale incontinenza e del tipo di incontinenza (da stress, mista, da urgenza, e da sovra-riempimento).
Inoltre tramite un esame urodinamico si possono rilevare anomalie della contrattilità vescicale che possono mimare i sintomi di una ipertrofia prostatica benigna (stato di ipocontrattilità vescicale) o che possono essere causati dalla medesima ostruzione prostatica (iper-riflessia detrusoriale).

L’uroflussometria è un esame semplice e assolutamente non invasivo che valuta il flusso di urina durante la minzione. Pur essendo semplice, fornisce informazioni molto precise ed attendibili che risultano molto utili all’urologo ai fini di pianificare il miglior tipo di trattamento per il paziente affetto da sintomi dovuti ad una prostata ingrossata.
Consiste nell’urinare all’interno di un imbuto collegato ad un computer che registra il flusso urinario tramutandolo in un grafico. Dall’analisi di questo grafico l’urologo sarà in grado di accertare la presenza di una ostruzione. L’affidabilità di questo esame aumenta se la quantità di urina svuotata supera i 150 ml, per cui è necessario eseguirlo quando il paziente avverte un buono stimolo di urinare.

La precisione della Uroflussometria è di molto migliorata se questo esame viene abbinato alla misurazione del residuo post-minzionale (RPM) (la quantità di urina che rimane in vescica dopo aver urinato).
Tale residuo può essere valutato sia in maniera non invasiva tramite una ecografia sovra pubica (si utilizza la formula geometrica del calcolo del volume della ellissi) sia in maniera invasiva tramite cateterismo. La presenza di un residuo di urina superiore ai 50 ml indica con una buona precisione la presenza di una ostruzione.

Prostata ingrossata
Esami uro-flussometrici di pazienti affetti da ipertrofia prostatica: a sinistra si rileva un flusso
massimo ai limiti della norma con un tempo di svuotamento allungato. A destra l’ ostruzione
prostatica determina una riduzione patologica del flusso ed aumento del tempo di svuotamento.
Inoltre l’ aspetto “frastagliato” della curva sta a significare che il paziente contrae i muscoli
addominali nel tentativo di svuotare la vescica



Prostata Cura

Oggigiorno esistono svariate forme di terapia per l’ipertrofia prostatica benigna. Un urologo esperto sarà sicuramente in grado di scegliere e “personalizzare” la migliore forma di trattamento in relazione alla gravità della sintomatologia causata da una prostata ingrossata. Tali trattamenti spaziano dalla semplice osservazione attiva della malattia fino alla rimozione chirurgica della prostata ingrossata.

Le varie forme di trattamento per la prostata ingrossata sono qui riassunte:

Terapia medica

  • Semplice osservazione
  • Farmaci convenzionali (alfa litici, inibitori delle 5 alfa reduttasi)
  • Farmaci naturali (Fitofarmaci)

Trattamenti chirurgici endoscopici

  • Incisione transuretrale della prostata (TUIP)
  • Resezione trans-uretrale della prostata (TURP)
  • Vaporizzazione laser della prostata (PVP)

Trattamenti chirurgici open

  • Asportazione chirurgica dell’adenoma prostatico

Pertanto la scelta della terapia per la prostata ingrossata dipende dalla gravità dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna. Se i disturbi sono lievi o addirittura assenti si può optare per non prescrivere alcun trattamento e monitorare nel tempo l’evoluzione della patologia con controlli cadenzati. Se invece vi è una sintomatologia urinaria che interferisce con la qualità di vita del paziente un opportuno trattamento dovrà essere prescritto.

Osservazione semplice  (torna su)

I pazienti con sintomi assenti o tollerabili possono scegliere di svolgere controlli semestrali che consistono in esami del sangue di routine, visita urologica con esplorazione rettale, dosaggio ematico del PSAecografia transrettale e uroflussometria. Inoltre, tramite la compilazione del questinario IPSS, è possibile valutare se i sintomi peggiorano.

Farmaci convenzionali (torna su)

Farmaci convenzionali per il trattamento e la cura dell’ipertrofia prostatica benigna:

Gli inibitori delle 5 alfa reduttasi agiscono inibendo l’enzima 5alfa reduttasi, responsabile della conversione del testosterone in di-idrotestosterone. Esistono due molecole di questa classe di farmaci: finasteride e dutasteride. La prima inibisce solo l’isoforma dell’enzima che si trova nella prostata, mentre la dutasteride inibisce entrambe le isoforme. Questi due farmaci sono molto simili ed hanno una efficacia ed una tollerabilità sovrapponibile. Questi farmaci sono gli unici in grado di arrestare l’evoluzione dell’ipertrofia prostatica benigna, tuttavia necessitano di un tempo di azione lungo prima che i benefici possano essere avvertiti dal paziente. In media è necessario un periodo di trattamento di almeno sei mesi. Inoltre sono gravati da effetti collaterali quali riduzione della libido, disfunzione erettile, ingrandimento del seno (ginecomastia), dolore al seno (mastodinia), diminuzione del numero di spermatozoi (oligospermia) e riduzione del volume dell’eiaculato. Pertanto, molto spesso gli uomini sessualmente attivi rifiutano la terapia con gli inibitori delle 5 alfareduttasi ed optano per altre forme di trattamento.

Gli alfa litici migliorano il flusso urinario tramite un’azione di rilassamento della muscolatura liscia del collo vescicale. Vengono assunti per bocca e comprendono le seguenti molecole: Tamsulosina, Alfuzosina, Doxazosina, Terazosina e Silodosina. A differenza degli inibitori delle 5alfareduttasi, gli alfa litici hanno un effetto molto più rapido: i pazienti avvertono benefici urinari molto precocemente. Gli effetti collaterali includono: eiaculazione retrograda, mal di testa, vertigini, ipotensione, affaticamento e debolezza generalizzata.

fitofarmaci sono farmaci di derivazione vegetale. I più comunemente usati sono la serenoa repens, il pygeum africanum, l’ortica dioica e i semi di zucca.

Queste sostanze agiscono tramite meccanismi molecolari simili a quelli dei farmaci convenzionali che includono: inibizione delle 5alfareduttasi, rilassamento del collo vescicale e azione antiproliferativa sulle cellule prostatiche. I fitofarmaci vengono di solito utilizzati nelle forme iniziali e più lievi di ipertrofia prostatica mentre sono sconsigliati nei casi più avanzati e nei casi di ritenzione urinaria acuta.

Queste tre classi di farmaci orali possono anche essere usate contemporaneamente al fine di sortire un effetto combinato e sinergico. Un esperto urologo è in grado di combinare al meglio questa vasta gamma di formaci a sua disposizione a seconda della gravità del caso e delle aspettative del paziente. E’ scientificamente dimostrato che l’introduzione della terapia medica ha ridotto in maniera significativa la necessità di ricorrere ad intervento chirurgico per una prostata ingrossata.

Trattamenti chirurgici per la prostata ingrossata (torna su)

Il trattamento chirurgico ha la finalità di rimuovere la parte ingrossata ed adenomatosa della prostata che comprime e ostruisce l’uretra. La rimozione della prostata ingrossata può essere effettuata sia tramite una incisione addominale (chirurgia open) sia tramite l’ introduzione di specifici strumenti attraverso l’uretra senza praticare incisioni (chirurgia endoscopica anche denominata endo-urologia)

Le indicazioni in cui è assolutamente necessario ricorrere alla chirurgia sono:

  • Ematuria (Sangue nell’ urina)
  • Danno renale derivante dall’ ostruzione prostatica
  • Infezioni ricorrenti e recidivanti
  • ritenzione urinaria (assoluta incapacità di urinare)
  • Calcoli vescicali

Le indicazioni relative includono:

  • Sintomi urinari non tollerabili
  • Elevato residuo post-minzionale
  • Motivazioni ed aspettative del paziente

TURP (torna su)

La resezione transuretrale della prostata (TURP) è tuttora il trattamento chirurgico più diffuso per la ipertrofia prostatica benigna e rappresenta il gold standard, ossia la forma di terapia di riferimento con cui devono essere confrontati gli altri tipi di trattamento. Questa procedura è eseguita in anestesia generale o regionale e, a seconda delle dimensioni della prostata ingrossata, può avere una durata variabile dai 30 minuti fino a due ore.

L’urologo introduce uno specifico strumento denominato resettoscopio nel pene tramite l’uretra. Tale strumento presenta al suo interno un canale di illuminazione, un canale dotato di valvole che regola l’afflusso di un liquido d’irrigazione e un bisturi a energia elettrica per resecare il tessuto prostatico e coagulare i vasi sanguigni. Tramite la TURP l’urologo rimuove il tessuto ostruente che viene trasportato in vescica dal liquido di irrigazione.

Questi residui vengono rimossi alla fine della procedura tramite aspirazione con una siringa. I pazienti rimangono solitamente in ospedale per circa 3 giorni con un catetere in vescica. Dopo l’intervento è possibile ritornare alle normali attività quotidiana in breve tempo.

Grazie alla recente introduzione dell’utilizzo della corrente bipolare (TURP bipolare) è stato possibile aumentare di gran lunga il tempo massimo di questo intervento. Questa innovazione consente all’urologo di sottoporre alla TURP anche pazienti affetti da IPB (ipertrofia prostatica benigna) di notevoli dimensioni. La complicanza più comune della TURP è la mancata emissione dello sperma (“orgasmo asciutto”), dovuta alla rimozione del muscolo che chiude il collo vescicale durante l’eiaculazione.

Lo sperma refluisce in vescica invece di progredire all’esterno attraverso il pene: questa condizione determina sterilità ma non interferisce assolutamente con il piacere sessuale. La maggior parte dei pazienti sottoposti a TURP non ritiene importante questo inconveniente. Inoltre, un esperto urologo è in grado di eseguire una particolare tecnica di TURP che consente di preservare l’eiaculazione.

Prostata Ingrossata
Immagini schematiche di TURP: L’urologo introduce il
resettoscopio nell’uretra del paziente e rimuove il tessuto prostatico ipertrofico

Vaporizzazione laser della prostata(PVP) (torna su)

La vaporizzazione laser della prostata è un intervento simile alla TURP. Tuttavia, il tessuto prostatico in eccesso, anziché essere “resecato”, viene vaporizzato tramite un laser a luce verde. Se vuoi ricevere maggiori informazioni su questa procedura clicca qui.

TUIP

L’incisione trans-uretrale della prostata (TUIP) viene eseguita in caso di prostate di piccole e medie dimensioni. L’urologo esegue una o più incisioni a livello del collo vescicale. In questo modo si riduce la pressione della prostata sull’uretra e la minzione viene resa più facile. La TUIP ha il vantaggio di presentare una incidenza più bassa di eiaculazione retrograda rispetto alla TURP (Resezione transuretrale della prostata).

Asportazione chirurgica dell’adenoma prostatico

L’adenomiectomia (rimozione della porzione ostruente della prostata tramite approccio chirurgico) viene eseguita in caso di una considerevole prostata ingrossata, presenza di calcoli vescicali o quando il paziente non può essere sottoposto a TURP. L’adenomiectomia viene effettuata sotto anestesia generale o regionale. L’urologo pratica una incisione sull’addome tra ombelico e pube.

Successivamente incide la vescica, rimuove l’adenoma prostatico (porzione ingrossata della prostata) e sutura la vescica. Dopo l’intervento viene lasciato un catetere per facilitare la guarigione interna del collo vescicale e per monitorare l’urina. Il sangue nell’urina è una normale complicanza di questo tipo di intervento. Una irrigazione costante della vescica viene mantenuta per assicurare la pervietà del catetere urinario, rimuovere i grumi di sangue e detergere il focolaio chirurgico.

Alla dimissione si raccomanda ai pazienti di evitare sforzi e di non sollevare pesi. Il recupero completo avviene generalmente dopo 8 settimane. Le complicanze possibili includono incontinenza ed eiaculazione retrograda.

Prostata Ingrossata
Adenoma prostatico rimosso chirurgicamente